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Semprini Cesari Odontoiatria

Sorrisi Informati

La prima visita: cosa succede in quei 45 minuti

Chi non ci ha mai conosciuti si chiede spesso: sarà una visita veloce o mi guarderanno davvero? Ecco cosa facciamo, e soprattutto perché prendiamo così tanto tempo.

· Dott. Filippo Semprini Cesari esperienza prima visita percorso paziente

Nella prima visita succedono tre cose, nell’ordine: parliamo, visitiamo, spieghiamo. Quarantacinque minuti possono sembrare tanti — di solito non bastano davvero — perché la parte che conta di più non è l’esame clinico: è la conversazione che lo precede e quella che lo segue.

Ecco cosa succede in quei 45 minuti, e perché crediamo che questo tempo sia necessario.

Prima ancora della visita: il questionario

Quando prenoti, ti chiediamo di compilare un breve questionario sulla tua storia clinica: patologie, farmaci, interventi passati, e qualche domanda su come stai emotivamente rispetto alle cure dentali.

Non è burocrazia. È il modo in cui arriviamo preparati, senza sprecare il tuo tempo a raccogliere informazioni di base durante l’appuntamento.

I primi minuti: parlare, non ancora guardare

La prima parte della visita è una conversazione. Ti chiediamo perché sei qui, cosa ti preoccupa di più, cosa hai vissuto in passato. Se hai avuto esperienze difficili, vogliamo saperlo.

Questo non è un modo per allungare il brodo. È il modo in cui capiamo come lavorerai meglio con noi, quali sono i tuoi confini, e come costruire un piano di cura che abbia senso per la tua situazione e i tuoi obiettivi — non solo per i tuoi denti.

L’esame clinico

Poi passiamo all’esame vero e proprio. Guardiamo la bocca in modo sistematico: denti, gengive, mucose, occlusione, l’articolazione della mandibola. Se è necessario, facciamo una radiografia (di solito una panoramica, che dà un quadro d’insieme, o radiografie singole dove serve).

Non facciamo mai radiografie “di routine” senza una ragione clinica.

La parte finale: capire insieme

L’ultima parte della visita è dedicata a spiegarti quello che abbiamo trovato. Non usiamo termini tecnici senza spiegarli. Non ti diamo una lista di interventi — ti raccontiamo la situazione, le priorità, le opzioni.

A volte la risposta è che c’è poco da fare, e quello che c’è da fare non è urgente. A volte è necessario affrontare qualcosa prima di quello che ti aspettavi. In entrambi i casi, l’obiettivo è che tu esca dall’appuntamento con le idee chiare, non con un preventivo e un’agenda già piena.

Una cosa che notiamo spesso

Molte persone arrivano alla prima visita tese, aspettandosi di dover difendere le proprie scelte passate — perché non sono venute prima, perché non hanno fatto una cosa o l’altra.

Noi non siamo qui per giudicare. Siamo qui per capire da dove si parte e dove si vuole arrivare.

Domande frequenti sulla prima visita

Quanto tempo devo riservare per la prima visita? Circa 45–60 minuti. A volte qualcosa in più, se ci sono molte domande o una situazione clinica complessa. Non fissare appuntamenti ravvicinati: il tempo che non usi per la fretta, lo usi per stare meglio.

Devo portare radiografie o documentazione del dentista precedente? Non è obbligatorio. Se hai radiografie recenti (entro 12–18 mesi) o la cartella clinica del dentista precedente, portale: ci permettono di avere subito un quadro più completo senza dover rifare esami già fatti.

Alla fine della visita devo già decidere qualcosa? No. L’obiettivo è che tu esca con le idee chiare sulla tua situazione, non con un preventivo da firmare subito. Prenderti il tempo per ragionare ci sembra normale — e giusto.

Cosa succede se durante la visita ho bisogno di fermarmi? Ti fermi. Definiamo insieme un segnale — di solito alzare la mano — che significa “stop”: non è un’eccezione, è parte del nostro modo di lavorare con chi non si sente a proprio agio.


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